Tra leggende ferroviarie, antichi rituali d’amore e il borgo di Turi in festa: viaggio nel cuore cerasicolo del sud-est barese.

Nell’Italia meridionale, un complimento semplice può racchiudere un intero immaginario: “Si bell comm’a ‘na cirasa”, sei bella come una ciliegia. È un’espressione che celebra la perfezione di un frutto che, con il suo rosso intenso e la sua forma aggraziata, è da secoli simbolo di freschezza e seduzione. Dalle antiche credenze che lo vedevano sacro a Venere ai piccoli rituali delle giovani donne che contavano i noccioli per indovinare l’arrivo dell’amore, la ciliegia è un filo rosso che lega la passione alla terra.
La leggenda della Ferrovia: un tesoro nato dai binari
In Puglia, questo frutto assume un significato ancora più profondo, incarnandosi in una varietà diventata iconica: la Ciliegia Ferrovia. La sua storia sembra uscita da un racconto d’altri tempi. Si narra infatti che il primo albero nacque nei primi anni ’30 accanto a un binario ferroviario a Sammichele di Bari. Fu il casellante Giorgio Rocco a prendersene cura, dando il via a una diffusione che, tra gelosie contadine e piccoli furti di rami preziosi, ha finito per conquistare l’intero entroterra del sud-est barese.
Oggi la Ferrovia è l’eccellenza di territori come Conversano, Sammichele e soprattutto Turi, città custode di una tradizione che vanta oltre 3.700 ettari di coltivazione. Riconoscibile per la sua caratteristica forma a cuore e la polpa croccante e succosa, questa varietà ha saputo varcare i confini regionali grazie alla sua resistenza ai trasporti, arrivando sulle tavole di tutta Europa e aggiudicandosi più volte il titolo di “Ciliegia più buona d’Italia”.
Turi e la Sagra: dove la terra si fa comunità
Quando arriva giugno, la produzione agricola si trasforma in orgoglio collettivo. Il borgo di Turi si veste a festa per la celebre Sagra della Ciliegia Ferrovia, che quest’anno si tiene dal 5 al 7 giugno. Non è solo un evento commerciale, ma un momento di narrazione generazionale: tra le strade decorate con cassette di frutti rossi, i produttori condividono il lavoro di un anno e gli anziani confrontano il raccolto con le annate passate.
Ogni ciliegia porta con sé una storia di pazienza e amore per la propria terra. In quel “rosso vermiglio” che illumina le campagne tra ulivi secolari e masserie, si ritrova l’identità di una comunità che sa farsi amare, proprio come dice l’antico detto, una ciliegia dopo l’altra.
