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L’esibizione pornografica dell’anima: Eugenio Sournia incanta la libreria Prinz Zaum

Il cantautore livornese, ex frontman dei Siberia, si mette a nudo a Bari in un live acustico tra sacralità, echi di Tenco e la penna dei Baustelle.

Eugenio Sournia dal vivo a Prinz Zaum (Foto di Nicholas Palmieri)

Ci sono artisti che danno l’impressione di aver sbagliato epoca, navigatori dell’anima che in un altro secolo avrebbero solcato i mari alla ricerca di terre sconosciute. Eugenio Sournia ha l’aria di quell’esploratore lì. Arrivato alla forma-canzone dopo aver frequentato la poesia, l’ex frontman dei Siberia ha trovato dietro al microfono lo spazio ideale per pubblicare le sue rotte interiori.

Il 14 maggio, lo spazio intimo della Libreria Prinz Zaum di Bari ha ospitato una tappa cruciale della rassegna Altrascena, trasformandosi nel banco di prova di un cantautore d’avanguardia che fa della parola un’arma affilata e della fragilità un manifesto collettivo.

La “pornografia” del palco: il ritorno dopo il silenzio

Il concerto di Bari non è stato una data come le altre. Arriva dopo un autoimposto stop di due anni, un ritiro dalle scene che ha reso questa tappa pugliese il vero e proprio test per riprendere in mano un mezzo espressivo prezioso e doloroso. Quando gli si chiede se questa sottomissione al pubblico sia una vulnerabilità o un atto di forza, Sournia non usa giri di parole:

“Il live deve essere pornografico, nel senso che sul palco deve succedere qualcosa, come una persona che si denuda. Se questo non accade, rimane solo l’imbarazzo. Si cerca una connessione con chi si ha di fronte, un po’ come quando da bambini si parla di sesso con i genitori: o lo si fa in modo aulico o eccessivamente triviale. Superare quell’imbarazzo significa toccare la verità.”

Oltre il “virtue signaling”: la fragilità detta al plurale

La scrittura di Sournia è intrisa di una dimensione rituale, che però cammina di pari passo con una consapevolezza lucidissima del dolore terreno e della salute mentale. In un presente iper-performante che mercifica ogni emozione, Sournia rifiuta le logiche della spettacolarizzazione del dolore.

Mentre oggi la società tende a inscatolare il malessere dentro etichette patologiche ad uso e consumo dei social — un’esposizione performativa da influencer utile solo a cercare l’accettazione altrui —, per il cantautore toscano l’esposizione dell’anima è semplicemente la normalità della condizione umana. Parlare di fragilità è necessario, sì, ma evitando le trappole del pietismo o del virtue signaling. La sua è una scrittura che parla al plurale, universale, mai egoriferita.

Geografie liminari: da Livorno alle porte dell’Oriente

Bari e Livorno: due città di porto, due frontiere d’acqua. Eppure, per Sournia, il Sud rappresenta qualcosa di radicalmente diverso dallo stereotipo dell’italianità da cartolina. Affascinato dalla storia bizantina e ottomana, e complice una metà di sangue francese, il cantautore vede nel Mezzogiorno una porta spalancata verso l’Oriente (la Grecia, l’Albania) o, paradossalmente, verso l’Africa.

Se Livorno guarda a Nord-Ovest, dialogando con Genova, la Corsica e la Francia, Bari è una terra liminare, di confine. Un respiro che si riflette in una poetica che non si adagia sul già sentito, ma cerca costantemente lo scarto storico e culturale.

Il live: se Tenco incontrasse un giovane Morrissey

Sul palco della Prinz Zaum, Eugenio Sournia si è presentato in una veste acustica pura: piano, voce e chitarra. L’impatto immediato della sua performance evoca la produzione solista di un altro grande toscano, Appino, ma con venature e reminiscenze profondamente tenchiane (di cui l’artista si dichiara grande appassionato).

La densità dei testi, sospesi tra un romanticismo cinico e una precisione chirurgica, riporta inevitabilmente alla penna di Francesco Bianconi dei Baustelle. Ma è l’atmosfera generale, unita a una timbrica vocale magnetica e teatrale, a piazzare la suggestione più imprevedibile: sul palco di Bari sembrava a tratti di ascoltare il lirismo drammatico di un giovane Morrissey.

Sournia è tornato, e lo ha fatto scegliendo la via più difficile: quella della verità senza filtri, regalando a Bari una serata di rara e sofisticata bellezza.